Roma-20/05/2024: Il Neorealismo “vernacolare” di Luca Celano

Luca Celano

Il Neorealismo “vernacolare” di Luca Celano

 

Sempre in primo piano nelle collettive organizzate nella capitale, sedici opere dell’artista Luca Celano sono in esposizione permanente presso la galleria Pentart di Trastevere dove, in questi ultimi mesi ha partecipato ad alcune mostre ispirate a Roma antica, tra le più recenti “Roma, la pittura di un Impero” e “Il Paesaggio”.

L’artista lucano, iscritto all’albo dei pittori e scultori Italiani ed Europei, ottiene ottimi consensi negli ambienti artistici romani che frequenta, ormai da molti anni. La donna è al centro della sua pittura. China e indaffarata nel lavoro dei campi o intenta a denudarsi, la donna di Celano è colta nella spontaneità di un gesto laborioso o di una movenza sensuale, prorompente nelle forme e nell’intensità cromatica.

La sua personalità richiama quella delle matrone romane in un contesto bucolico, intriso di lucanità. Dalla Lucania a Roma, un viaggio che conduce le protagoniste delle tele a rapportarsi con l’ambiente urbano e le sue forme: ecco che nasce un nuovo binomio “Donne e città” dove la dea-natura lascia spazio ai palazzi di periferia. La fusione di vari soggetti è un altro dei motivi espressivi di Celano, che fonde in una pittura autobiografica, i diversi momenti della sua vita. La profonda conoscenza dell’anatomia traspare anche nella fisicità dei braccianti costantemente con un attrezzo di lavoro in mano, feticcio che esprime, in modo neorealista, la fatica del lavoro. “Racconto per immagini” dice l’artista “unisco più temi, più tasselli con una linea comune, come se dirigessi un film. Come se fossi un regista”. Ed è proprio l’amicizia con il regista e sceneggiatore Cesare Zavattini che lo fece appassionare a quel Neorealismo con cui racconta una Lucania “postleviana” e “postscotellariana”, la cultura del lavoro e la natura incontaminata, emblema di una civiltà non ancora calpestata dalla corsa al denaro, dalla perdita di ideali, dalla crisi delle grandi città. Un racconto che evidenzia il suo profondo legame con il territorio. Il lavoro di Celano è una continua ricerca delle cose passate, ma che appartengono al quotidiano, all’esistenza. La pittura per raccontare ma anche come arma di protesta e di denuncia sociale, “che dica il non detto” afferma. Il Neorealismo pittorico di Celano non racconta solo la Lucania. La sua sensibilità lo ha portato a interpretare anche la sofferenza, la paura della gente che fuggiva dal Kossovo, come nell’ opera “I Kossovari”.

“Prendo in prestito i vocaboli della poesia e della musica per la mia pittura” sostiene “ho fatto mie le parole di Leonardo da Vinci: la pittura è poesia muta, la poesia è pittura cieca”. Ed è proprio dal genere pittorico del XVI-XVII secolo “Poesia” – che indica un dipinto di argomento mitologico, pagano, specie erotico – che il suo linguaggio pittorico prende qualche riferimento. Come pure dal genere bizzarro “Capriccio”, nato in epoca manierista, sviluppatosi tra Seicento e Settecento che assembla ruderi dell’antica Roma; si tratta di un dipinto di piccole dimensioni che rappresenta un’immagine o una figura fantasiosa, ovvero una composizione bizzarra frutto dell’estro e della e della libera creatività soggettiva.

Molti sono i riconoscimenti di questo artista lucano, Maestro Accademico, che vive ed opera tra la Lucania e Roma. Il suo legame con la Capitale e la sua regione, lo vede sempre impegnato a diffondere la sua arte e l’identità lucana espressa in modo esclusivo.
Attraverso la pittura “a corpo” pastosa e densa oppure mediante il “guazzo” (monocromo appena diluito), Celano racconta, con la medesima passione, la città e la terra, la quotidianità di gesti autentici, prelevandoli dalla memoria per poi immobilizzarli in vigorose forme e cromie, come in un’istantanea. Ricordi, i suoi, al cospetto della storia.